FERNANDA CONTRI
Ivrea 21.8.1935 – Rapallo 27.12.2025
Non si poteva non volerle bene. Semplice e autentica quando contava poco, e sempre la stessa quando contava molto, sempre affabile e generosa. Una donna grande, insuperabile.
La storia parlerà di lei e dei tempi in cui le istituzioni ne ebbero bisogno, al Consiglio Superiore della Magistratura, al Comitato Antimafia, alla Presidenza del Consiglio quale segretario generale, al Governo quale ministro degli affari sociali, alla Corte Costituzionale quale giudice e poi presidente, e poi a tante altre istituzioni ed enti.
Noi vogliamo ricordarla come avvocata, intelligente, colta, progressista; elemento di spicco del Sindacato degli Avvocati di Genova, poi – pur ostacolata in quel suo ambiente di Genova – assurta negli anni ’70 e primi ’80 per capacità e prestigio nella dirigenza della Federazione dei Sindacati degli Avvocati e Procuratori Italiani FeSAPI di cui divenne anche vice presidente.
Aveva (l’aveva sempre avuta: guardate la fotografia che vi proponiamo) una particolare simpatia per gli avvocati sindacalisti toscani dell’epoca, con i quali lei – brillante e spiritosa – faceva comunella volentieri.

Dalla sua attivissima partecipazione al Comitato dei delegati della Cassa di Previdenza, nel quale fu eletta nel 1976, nacque, con l’entusiastica collaborazione di altri delegati sindacalisti fra cui il nostro socio fiorentino Piero Di Marco, la decisiva idea di riforma e salvataggio della pericolante Cassa, con l’istituzione delle pensioni contributive “a ripartizione” ancorate al reddito.
Poi, grazie al suo intelligente impegno, ebbe fortuna politica: e raccontava a noi quanto drammaticamente avesse patito la necessità – per incompatibilità costituzionale – di cancellarsi dall’albo degli avvocati, quasi come la perdita di un’identità fondamentale. Ma rimase sempre “dei nostri”, anche nelle varie vesti di autorità istituzionale. Fu grazie a lei, segretario generale della Presidenza del Consiglio, che nell’autunno 1992 l’allora Sindacato Nazionale degli Avvocati (Federavvocati – succeduto alla FeSAPI) poté ottenere in concessione una sede di quattro stanze in un mezzanino del Palazzaccio a Roma, dopo aver perso per insostenibilità la storica sede di via Cavallini.
Fu grazie al suo silenzioso sostegno politico progressista se nel 1994 le forze del sindacalismo forense riuscirono a imporre all’establishment la creazione dell’Organismo Unitario dell’Avvocatura quale rappresentanza politica della categoria, sottraendo quest’ultima alle ambizioni del Consiglio Nazionale Forense.
Davvero, non si poteva non volerle bene. Ora che ci ha lasciato ci sentiamo purtroppo orfani, ma eredi di un grande, straordinario esempio, nato e cresciuto fra noi.